Archivio | novembre 2011

Eros, dio dell’amore

                                                                                 

Eros, nonchè il dio dell’amore. Per quanto riguarda la sua nascita, sembra che fosse figlio di Afrodite e di Ares o c’è chi dice che il padre di Eros fosse invece Ermes. Eros era oggetto di un culto particolare a Tespie in Beozia , dove si celebravano, ogni quattro anni in suo onore, delle feste dette Erotidie. Questo dio viene descritto come un ragazzo turbolento che non aveva alcuna considerazione per la sua età nè per le situazioni nelle quali agiva. Volava con ali d’oro e tirava le sue frecce a casaccio. Su di lui vi sono molte leggende.

 Racconta una leggenda che un gioro Afrodite si lamentò con la dea Themis del fatto che il piccolo Eros non crescesse, così la saggia dea rispose e le disse che il bambino non sarebbe mai cresciuto finchè non fosse giunto l’amore di un fratello. Afrodite si unì ad Ares e generò Anteros. Da quel momento i due fratelli crebbero insieme ma, ogni volta che Anteros si allontanava da Eros, quest’ultimo ritornava fanciullo. Questo mito insegna che l’amore (Eros) per crescere ha bisogno di essere corrisposto (Anteros).

                                                                

LA FAVOLA DI AMORE E PSICHE

Oltre agli dei e agli uomini, anche le belve non potevano sottrarsi al suo giogo, perciò Eros spesso veniva raffigurato su un carro trainato da leoni. Apuleio narra l’amore del dio con Psiche, la bellissima figlia di una ninfa e di un re greco. Eros andava a trovarla tutte le sere, quando era buio fitto, e partiva al mattino, ai primi bagliori dell’alba, cosicché la fanciulla non potesse mai vederne il viso. Se avesse cercato di contravvenire al suo volere, sarebbe sparito per sempre.

Psiche, però, istigata dalle sorelle maggiori, che per invidia le avevano detto che Eros era probabilmente mostruoso, una sera, mentre il dio dormiva, si avvicinò al suo letto con una lampada. Guardando affascinata il bellissimo viso del giovane, non si accorse che il lume che reggeva in mano si era inclinato e da esso era caduta sul dormiente una goccia di olio caldo, che lo svegliò. Constatando quella disubbidienza, Eros immediatamente sparì.

Psiche vagò a lungo disperata alla ricerca dell’amato, finché Eros, commosso, ottenne da Zeus che la riconoscesse sua sposa e donasse anche a lei l’immortalità.

 

                                      
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Afrodite, dea della bellezza

                                      

  La dea dell’amore, della bellezza, della sessualità, della sensualità, della lussuria e dei giardini. Alcuni sostengono che Afrodite nacque dalla spuma del mare quando Crono aveva evirato il padre e alcune sue gocce di sperma caddero in mare. La Teogonia di Esiodo descrive che i genitali “vennero trascinati dal mare per un lungo periodo, e spuma bianca sorse dalla carne immortale; dentro ad essa crebbe una ragazza” che divenne Afrodite. Quindi Afrodite cronologicamente è la prima dea esistitita.

A causa della sua immensa bellezza, Zeus temeva che Afrodite sarebbe stata la causa di violenza tra gli altri dei. Egli la diede in sposa a Efesto, il triste dio del fuoco. Esiste un’altra versione della storia. Poiché Era, madre di Efesto, lo cacciò dall’Olimpo perché troppo brutto, egli si vendicò intrappolandola in un trono magico, e richiese la mano di Afrodite in cambio del rilascio di Era. Efesto era colmo di gioia per l’essere maritato con la dea della bellezza e forgiò i suoi bellissimi gioielli, compreso il cinto, che la rendeva ancor più irresistibile per gli uomini. L’infelicità per il matrimonio spinse Afrodite a cercare la compagnia di altri, più frequentemente Ares, ma anche Adone, Anchise e altri. Una volta Efesto colse furbescamente Ares e Afrodite a letto e li bloccò con catene finemente lavorate, quindi riunì tutti gli altri dei dell’Olimpo per dileggiare la coppia.

Afrodite viene associata, e spesso ritratta assieme a: mare, delfini, colombe, cigni, melograni, mele, mirto, rose e limoni. Il mirto, la rosa, la colomba, il passero ed il cigno erano a lei sacri. Afrodite aveva una sua festa, l’Afrodisiaco (indicato anche come Afrodisia), che veniva celebrata in tutta la Grecia, ma particolarmente ad Atene e a Corinto. In molti miti che la riguardano, viene caratterizzata come vanitosa, stizzosa e permalosa ed era spesso accompagnata dalle Grazie. Afrodite spesso è sinonimo di donna che vuole essere sempre seduttiva, che mantiene un rapporto con gli uomini di tipo puramente erotico e privo di natura spirituale e di scambio intellettuale

  Afrodite è una divinità molto complessa ma che in ogni caso rappresenta sempre la forza dell’amore nelle sue diverse espressioni al fine della conservazione della vita. Da questo punto di vista il suo culto era diversificato: come Afrodite Urania rappresentava l’amore puro e ideale; come Afrodite Areia (guerriera) era rappresentata armata ed associata al culto di Ares; come Afrodite Anzeia (fiorita) era venerata come dea della fecondità in rapporto ai frutti della terra e raffigurata con fiori di mirto e di melo; come Afrodite Pandemia (di tutto il popolo) era il simbolo dell’amore sensuale, volgare, venale; come Afrodite Euploia (della buona navigazione) o Afrodit Pontia (marina) era venerata come protettrice dei naviganti. 

Efesto, dio della metallurgia

  dio del fuoco, della tecnologia, dell’ingegneria, della scultura e della metallurgia.

Efesto e suo fratello Ares erano figli di Era concepiti, a seconda delle varie versioni della leggenda, con o senza la partecipazione di Zeus. Secondo i miti classici e le versioni più tarde Era lo mise al mondo da sola, gelosa di Zeus, poiché il marito la tradiva, non solo con altre dee, ma anche con Ninfe e donne mortali. La dea pensò di tradire anch’essa il marito, ma non le era possibile, poiché era la dea del matrimonio. Chiese così aiuto a Teti, che le diede un’alga, e con essa lei avrebbe potuto generare un figlio. Ella mangiò l’alga donatagli da Teti, e nove mesi dopo generò il figlio Efesto, suscitando così le invidie di Zeus.

Efesto era piuttosto brutto ed era zoppo e deforme dalla nascita anche se alcune leggende dicono che questo fosse il risultato della sua caduta dall’Olimpo. Infatti sembra che Era inorridita dal suo aspetto, decise di gettarlo dall’Olimpo. Efesto, si dice, riusciva a camminare solo grazie all’aiuto di un bastone. L’Olimpo gli fu sempre ostile anche quando divenne adulto, tanto che quando vi si recava, veniva trattato da buffone e ridicolizzato. La deformità fisica di Efesto non può essere separata dalla ferita emotiva provocata in lui dai genitori. Come conseguenza della sua menomazione fisica e del rifiuto subito, egli divenne il dio della fucina, l’architetto dell’istinto a lavorare come modo per crescere e per guarire dalle ferite emotive.

Efesto realizzò la maggior parte dei magnifici oggetti di cui si servivano gli dei. I suoi aiutanti erano i Ciclopi. Qui di seguito elenco gli utensili:

  • La sua intera fucina
  • I suoi automi (robot) di metallo suoi aiutanti
  • Il suo bastone a forma di martello dal manico allungato
  • I gioielli di Teti e Euriome
  • Le abitazioni di tutti gli olimpi
  • L’ arco di Apollo
  • Le frecce di Apollo
  • Le opere artistiche a Lemno
  • La catena con cui immobilizzò Ares e Afrodite a letto
  • L’elmo e i sandali alati di Ermes
  • L’Egida, scudo di Zeus, lo scettro e le saette sempre di Zeus
  • La cintura di Afrodite
  • Il bastone di Agamennone
  • L’armatura e lo scudo di Achille
  • I battacchi di bronzo di Eracle
  • Il carro di Helios
  • La corazza e l’elmo di Enea
  • La spalla di Pelope
  • L’arco e le frecce di Eros
  • L’intera armatura di Memnone
  • Pandora, la prima donna, e il suo vaso
  • Talo, il gigante di bronzo guardiano di Creta
  • La delimitazione in due parti del suo martello per volere di Zeus per non fare avere ad Ares la stessa potenza delle sue armi.

 

                                     

Ironia della sorte vuole che la sposa di Efeso sia Afrodite, la dea della bellezza. Abbiamo quindi

 un forte contrasto: il dio più brutto sposato con la dea più bella!!!

Atena, dea della sapienza

Pallade Atena, la grande Dea greca dall’animo forte, intelligente, sempre vincitrice, stratega, indipendente,

 patrona delle arti e degli ulivi.

Tra gli dei dell’Olimpo Atena viene ritratta come la figlia prediletta di Zeus, nata già adulta ed armata, dalla fronte del padre o dal polpaccio secondo altri.  Figlia di Zeus e della sua prima moglie Metide, era la dea della sapienza, particolarmente della saggezza della tessitura, delle arti e degli aspetti più nobili della guerra. I suoi simboli sacri erano la civetta e l’ulivo. In tempo di pace gli uomini la veneravano poiché a lei erano dovute le invenzioni di tecnologie agricole, navali e tessili, mentre in tempo di guerra, fra coloro che la invocavano, aiutava solo chi combatteva con l’astuzia (Metis).

Atena ha sempre con sé la sua civetta, o nottola, indossa una corazza, realizzata con la pelle della capra Amaltea, chiamata Egida donatale dal padre ed è spesso accompagnata dalla dea della vittoria Nike. Quasi sempre viene rappresentata mentre porta un elmo ed uno scudo cui è appesa la testa della Gorgone Medusa, dono votivo di Perseo. Atena è una dea guerriera e armata: nella mitologia greca appare come protettrice di eroi quali Eracle, Giasone e Odisseo. Non ebbe mai alcun marito o amante, e per questo era conosciuta come Athena Parthenos (la vergine Atena); da questo appellativo deriva il nome del più famoso tempio a lei dedicato, il Partenone sull’acropoli di Atene.

Atena guerriera, saggia e forte, rappresenta le qualità di un uomo e non di una donna.

INNO AD ATENA (Omero XXVIII)

Comincio a cantare Pallade Atena, la gloriosa dea

 dagli occhi splendenti, ingegnosa, dal cuore inflessibile,

 vergine casta, intrepida signora dell’acropoli,

 Tritogenia; il saggio Zeus la generò da solo,

 dal suo capo venerabile, rivestita già delle armi di guerra

 dorate e lucenti. Tutti gli immortali si stupirono

 a questa vista: essa balzò fuori rapidamente

 dal capo immortale, agitando un giavellotto acuto

davanti a Zeus Egioco. Il vasto Olimpo sussultò

cupamente sotto l’urto della dea dagli occhi splendenti,

 la terra emise un grido terribile, il mare si sconvolse,

 gonfiandosi con flutti spumanti. Poi d’improvviso le onde

 si fermarono, il luminoso figlio di Iperione arrestò

 lungamente i veloci cavalli, fino a quando la vergine

 Pallade Atena ebbe tolto dalle spalle immortali

 le armi divine: ne gioì il saggio Zeus.

Così ti saluto, figlia di Zeus egioco:

 io canterò te e anche un’altra canzone.

 

Dioniso, dio del vino

” Suol di Tebe, a te giungo. Io son Dïóniso,

generato da Giove, e da Semèle

figlia di Cadmo, a cui disciolse il grembo

del folgore la fiamma. ”

          

 Divinità della forza vitale, dell’impulso, dell’ebbrezza e dell’estasi. Dioniso,  come divinità della vegetazione, era legato soprattutto alla pianta della vite (quindi alla vendemmia ed al vino) ed all’edera. Uno dei suoi attributi era infatti il sacro Tirso, un bastone con attorcigliati pampini ed edera; altro suo attributo è il kantharos, una coppa per bere caratterizzata da due alte anse che si estendono in altezza oltre l’orlo. Dioniso viene spesso rappresentato nelle arti come vestito di pelle di leopardo, su di un carro di trionfo assieme alla sua compagna Arianna, solitamente si accompagna in gioiose processioni con bestie feroci, satiri e sileni. Le sue sacerdotesse erano le menadi, o baccanti, donne in preda alla frenesia estatica ed invasate dal dio.

Dioniso è il dio straniero per eccellenza, poiché proveniva dalla Tracia. Le notizie relative alle modalità della nascita di Dioniso sono intricate e contrastanti. Sebbene il nome di suo padre, Zeus, sia indiscusso, quello di sua madre è invece vittima di numerose interpretazioni da parte degli autori mitografi. Probabilmente cmq. fu figlio di una donna mortale. Dioniso è famoso proprio perchè era diverso da tutti gli altri: era un rito molto, molto particolare. Più che un rito era un vera e propria festa in allegria.

 

 

 

 

 

 

                                                    IL CULTO DI DIONISO: UN RITO ALLEGRO!

I fedeli di Dioniso, e soprattutto le donne dell’antica Grecia, erano in comunione con il dio, una comunione che avveniva nei luoghi montuosi più selvaggi. Esse entravano nella dimensione delle emozioni e dell’irrazionalità danzando, sospinte dalla forza irresistibile di una musica estremamente coinvolgente, possedute dal Dio. Stati alterni di orgia e di silenzio mortale erano l’elemento caratteristico del culto di Dioniso. La celebrazione di Dioniso era detta ‘orgia’ del Dio. Con il vino o altre sostanze inebrianti e con danze ritmiche accompagnate dalla musica frenetica di zampogne, tamburi e cembali, i celebranti entravano in uno stato estatico e si sentivano ‘tutt’uno’ con il Dio. L’orgia arrivava al culmine nel momento in cui si faceva a pezzi e mangiava la carne cruda di un animale sacrificale, ritenuto un’incarnazione del Dio. Si trattava di un atto di comunione grazie al quale Dioniso entrava nel celebrante. A Delfi, Apollo cedeva il proprio santuario a Dioniso per i tre mesi invernali. Lì, le feste in suo onore avevano sempre una natura orgiastica ma erano limitate a una rappresentanza ufficiale di donne provenienti dalle diverse città della Grecia e venivano celebrate ogni due anni. Dioniso non veniva soppresso, bensì riconosciuto, moderato e istituzionalizzato. A Delfi, le celebranti diedero inizio anche a una sacra danza annuale con la scoperta rituale e il risveglio del piccolo Dioniso.

                       

A te che sei tutto

E di tutto l’estremo contrario.

Non è facile

Levare il canto

Per i molti tuoi doni

E gli insondabili abissi

Tra cui ti nascondi       

                                                  

Artemide, dea della caccia e della luna

 Artemide è figlia di Zeus e Latona, nonché sorella gemella di Apollo. Latona, a causa di una maledizione lanciatale dalla moglie di Zeus Era, per poter mettere al mondo i due bambini era costretta a trovare un luogo che non avesse mai visto la luce del sole: per questo motivo Zeus fece emergere dal mare un’isola fino ad allora sommersa che, di conseguenza, il sole non aveva ancora toccato. Si trattava dell’isola di Delo e ivi Latona vi partorì. Artemide nacque per prima, dopo soli sei mesi di gestazione e aiutò quindi la madre a dare alla luce Apollo.

Fu una tra le più venerate divinità dell’Olimpo. Artemide era adorata e celebrata allo stesso modo in quasi tutte le zone della Grecia, ma i più importanti luoghi di culto a lei dedicati si trovavano a Delo (sua isola natale), Braurone, Munichia (su una collina nei pressi del Pireo) e a Sparta. Era la dea della caccia, della selvaggina e dei boschi e una divinità lunare. Era, per sua espressa richiesta, vergine ma era adorata anche come dea del parto e della fertilità perché aveva aiutato la madre a partorire il fratello Apollo. Il Tempio di Artemide a Efeso era considerato una delle Sette meraviglie del mondo.
La costruzione del tempio a Efeso iniziò in un periodo in cui le città greche dell’Asia Minore erano cadute sotto la dominazione di Creso, re della Lidia, la sua realizzazione fu lunghissima fu costruito sotto l’impero persiano la realizzazione del progetto durò  ben 120 anni. Qui a Efeso, Artemide è conosciuta soprattutto come la dea della fertilità.

                                   

Vestita in una corta tunica, armata di un arco d’argento, una faretra colma di frecce sulla spalla, vagava per i boschi con il suo stuolo di ninfe ed i suoi cani. Veniva associata a molti animali selvatici, simboli delle sue qualità. Il cervo, la daina, la lepre, la quaglia per la loro natura sfuggente. La leonessa per la sua regalità e l’orso feroce per il suo aspetto distruttivo. L’orso era anche degno simbolo del suo ruolo di protettrice dei piccoli. Era anche associata al cavallo selvatico, libero come lei. Quale dea della luna viene rappresentata con in mano una torcia e con il capo circondato dalla luna e le stelle.

                      

Quale Dea della caccia e della Luna, Artemide è la personificazione dello spirito femminile indipendente.

 

                           

Apollo, il dio del sole

Era patrono della poesia, in quanto capo delle Muse, e veniva anche descritto come un provetto arciere in grado di infliggere, con la sua arma, terribili pestilenze ai popoli che lo contrariavano. In quanto protettore della città e del tempio di Delfi, Apollo era anche venerato come dio oracolare, capace di svelare, tramite la sacerdotessa chiamata Pizia o Pitonessa, il futuro agli esseri umani. Apollo venne anche identificato come dio del Sole. Apollo è figlio illegittimo di ZeuS e di Leto e il fratello gemello di Artemide, dea della caccia e più tardi assimilata, al pari del fratello, a Selene, divinità protettrice della Luna.

Apollo viene normalmente raffigurato coronato di alloro, pianta simbolo di vittoria, sotto la quale alcune leggende volevano che il dio fosse nato. Suoi attributi tipici erano l’arco e la cetra. Altro suo emblema caratteristico è il tripode sacrificale, simbolo dei suoi poteri profetici. AnimalI sacri al dio erano i cigni (simbolo di bellezza), i lupi, le cicale (a simboleggiare la musica e il canto), e ancora falchi, corvi e serpenti, questi ultimi con riferimento ai suoi poteri oracolari. E ancora il gallo, come simbolo dell’amore omosessuale, diversi, infatti, gli uomini di cui il dio s’innamorò. Altro simbolo di Apollo è il grifone, animale mitologico di lontana origine orientale.    

IL MITO DI APOLLO E DAFNE

Un giorno, Cupido, stanco delle continue derisioni di Apollo, che vantava il titolo di dio più bello, dio della poesia nonché un arciere migliore di lui, colpì il dio con una delle sue frecce d’oro, facendolo cadere perdutamente innamorato della ninfa Daphne. Allo stesso tempo però, colpì anche la ninfa, con una freccia di piombo arrugginita e spuntata, stregandola in modo che rifiutasse l’amore di Apollo e addirittura rabbrividisse per l’orrore alla sua vista. Perseguitata dal dio innamorato, la ninfa, piangendo e gridando, chiese aiuto al padre Penéo, dio dei fiumi, che la tramutò in una pianta di lauro, o alloro. Apollo pianse abbracciando il tronco di Daphne che ormai era un albero. Per questo il lauro divenne la pianta prediletta da Apollo con la quale era solito far ornare i suoi templi e anche i suoi capelli.