Zeus e le spose terrestri

IL MITO DI IO

Nei pressi di Argo sorgeva un tempio dedicato a Era, come sacerdotessa vi era una fanciulla bellissima, Io, figlia di un re. Zeus, che aveva notato quella bellissima fanciulla, le appariva sotto forma di un giovane cacciatore, di un principe o di un pellegrino, per attirarne l’attenzione, perché voleva fare di lei una delle sue mogli mortali. Ma, Io lo respingeva sempre, non voleva incorrere nell’ira di Era, della quale lei era sacerdotessa. Un giorno, mentre passeggiava davanti al tempio, una fulgida nube d’oro le apparve nel cielo e venne lentamente avvicinandosi. Poi una nebbia dorata calò piano sulla terra; improvvisamente la fanciulla si trovò avvolta in una polvere luminosa che le confondeva la vista: la nube d’oro scese fino a lei. Ed una voce le disse:

– Io, tu sei la mia sposa!

Alla sacerdotessa non rimase che accettare il volere di Zeus.

 

L’INSONNE ARGO

L’ira di Era non tardò ad arrivare. La vendetta sarebbe stata più dura se Zeus non avesse sottratto la fanciulla dall’ira di Era, infatti trasformò Io in una candida giovenca. Ma nonostante l’inganno la dea riuscì ad impadronirsi della giovenca e perché non tornasse più nella sua forma originale la affidò ad un lontano parente di Io, Argo, una strana creatura, che sebbene di origine divina, era un mortale dotato di una forza eccezionale. Ma quello che lo rendeva del tutto diverso dagli altri era il fatto di avere cento occhi, sparsi su tutto il corpo, affinchè non potesse sfuggirgli nulla. Dormiva solo con cinquanta occhi alla volta, in modo di averne altri cinquanta svegli. Era aveva scelto il guardiano ideale. Argo prese in consegna la giovenca, e la condusse in un solitario boschetto di ulivi presso Micene, la legò a uno degli alberi e le si sdraiò vicino.

 

IO LIBERATA

Zeus, non voleva lasciare la sua sposa mortale sotto le spoglie di una giovenca, ma non sapeva come fare e così si rivolse a suo figlio Ermes pregandolo di trovare una soluzione. Ermes oltre ad essere il dio dell’astuzia, era anche un ottimo musicista, appena nato aveva inventato la lira. Prese un flauto e si avvicinò tranquillamente ad Argo, fingendosi un povero pastore. Poi iniziò a suonare, ma così dolcemente che dapprima il mostro ne fu rapito, poi sentì una grande pace invadergli l’animo ed infine si addormentò con tutti i suoi cento occhi. Ed era ciò che voleva il dio, in un attimo tagliò la testa di Argo e liberò Io.

 

IL TAFANO

Era ricompensò Argo trasformandolo in un pavone e costellandolo di bellissimi occhi nero azzurri sulla coda. Ma la sua ira per Io non era placata, le scagliò un terribile tafano, che con le sue punture fecero impazzire la giovenca. Io si lanciò a galoppo tentando invano di fuggire dall’acuto morso, si gettò nel mare Ionio, a cui diede il nome, poi attraversò la Grecia da occidente a oriente passando per l’Illiria e per la Tracia fino allo stretto che poi si chiamò Bosforo, ossia “passaggio della giovenca”, il Caucaso, la Scozia, la Crimea, varcò a nuoto il Mar Nero, infine esausta giunse in Egitto dove invocò Zeus pregandolo di porre fine ai suoi tormenti.

 

EPAFO

Zeus le apparve, le passò una mano sul dorso ed Io riprese le sue sembianze. Poco dopo Io diede alla luce il figlio di Zeus, Epafo. Era, implacabile, rivolse contro il bambino la sua ira. Chiamò i Cureti, gli stessi che difesero Zeus neonato, ingiunse loro di rapirlo e di portarlo in lontane regioni. Così fu fatto ed Io riprese il suo pellegrinaggio alla ricerca del figlio. Zeus infuriato, fulminò i Cureti. Dopo lunghe ricerche Io ritrovò il figlio nella lontana Siria e lo riportò in Egitto, dove più tardi Epafo salì sul trono dei faraoni.

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