Archivio | gennaio 2012

ULTIMO POST.

Eccomi qui, sono arrivata alla conclusione. Il mio blog, rispecchia una sfera di mio interesse, come si è potuto notare ovvero

la cultura greca.

Penso di aver dato un’ infarinatura abbastanza omogenea riguardo gli dei ed altre creature mitiche collegandomi poi

un pò alla letteratura classica, ai miti del mio ‘paese’ e parlando infine di televisione e di cinema. Insomma un iter che si muove

dai tempi antichi e ‘mitici’ ai più recenti e reali. Sono soddisfatta del mio lavoro e ringrazio tutti coloro che hanno visitato questo

blog e abbiano apprezzato la tematica affrontata.

Ora non mi resta che chiudere ufficialmente questo blog.

Creato da: Indrani Ieracitano

Troy – 2004

CREDO CHE TROY SIA IN ASSOLUTO IL FILM CHA HA AVUTO MAGGIORE SUCESSO (RISPETTO AGLI ALTRI). PER QUESTO HO DECISO DI LASCIARLO ALLA FINE. OLTRETUTTO E’ ANCHE UNO DEI MIEI FILM PREFERITI.

Troy è un film del 2004

diretto da Wolfgang Petersen.

Il film narra in modo totalmente libero le vicende raccontate da Omero nell’Iliade: il rapimento di Elena, la guerra di Troia e soprattutto il mito di Achille.

Circa 3200 anni fa, Agamennone (Brian Cox) è il re dei Greci e, fatta eccezione per la Tessaglia, ha il dominio su tutte le nazioni greche. Solo la città di Troia, conosciuta per le sue potenti mura difensive, è rimasta inviolata.

La storia inizia con il confronto fra l’esercito di Micene guidato da Agamennone e l’esercito della Tessaglia guidato da Triopa (Julian Glover), schierati l’uno contro l’altro in una piana: per risparmiare la vita dei propri uomini, i due re mettono in campo i loro migliori guerrieri a rappresentare le due parti che si contendono la Tessaglia. Contro l’enorme campione tessalico, Agammennone schiera Achille che vince con grande facilità. Palese è comunque l’insofferenza che Achille manifesta verso Agamennone a causa della sua posizione di subalterno al re greco.

Nella scena successiva, una delegazione di Troiani, guidata dai due figli del re Priamo, Ettore e Paride, si trova a Sparta per dei negoziati di pace tra le due città. Durante la loro permanenza, nasce l’appassionata relazione tra il giovane principe Paride (Orlando Bloom) ed Elena (Diane Kruger), moglie di Menelao, re di Sparta e fratello di Agamennone.

Nel corso del viaggio di ritorno, Paride rivela di aver portato con sé Elena, incontrando l’ira e la disapprovazione di Ettore: Agamennone e Menelao utilizzeranno la scomparsa di Elena come pretesto per muovere guerra a Troia. Ciò nonostante, la giovane viene accolta con grande affetto nella città, le cui mura si presume resistano a qualunque assalto.

Come previsto, Agamennone inizia a radunare l’esercito contro Troia e manda Ulisse (Sean Bean) a reclutare Achille: questi è riluttante a sottomettersi al comando di Agamennone, stante i loro cattivi rapporti, e Ulisse prova a irretire il cugino di Achille, Patroclo (Garrett Hedlund), con le meraviglie della guerra, sapendo che Achille non lo avrebbe mai lasciato andare da solo. Ancora indeciso, Achille viene avvertito dalla madre, la dea Teti (Julie Christie): lui può scegliere se vivere a lungo restando in patria o se andare a cercare la gloria e morirvi dopo averla trovata. Stimolato dalla possibilità di avere gloria eterna, sceglie la seconda opzione e con 50 mirmìdoni si imbarca alla volta di Troia, assieme ad una flotta di oltre mille navi greche.

Achille ed i suoi guerrieri svolgeranno un ruolo cruciale nell’assalto a Troia, sebbene contrastati dall’esercito dei troiani comandato da Ettore.

Senza attendere il resto della flotta, Achille e i suoi mirmidoni sbarcano sulla spiaggia di Troia e raggiungono il tempio di Apollo, dove uccidono tutti i sacerdoti: per manifestare il suo supremo sprezzo nei confronti del fato, alla domanda di un suo guerriero che gli chiede se la loro azione non sia stata blasfema, decapita con la spada la statua dello stesso Apollo. All’avvicinarsi di un gruppo di cavalieri guidati da Ettore, il principale difensore di Troia, Achille scaglia un giavellotto con tale forza da perforare lo scudo ed il corpo di Tettone (Mark Lewis Jones), compagno dell’eroe troiano, che crolla da cavallo. A sua volta Ettore scaglia il suo giavellotto contro Achille che schiva il colpo; poi, insieme ai suoi guerrieri, insegue l’acheo all’interno del tempio. Al termine di una furiosa battaglia in cui Achille vede Ettore battersi con grande valore, l’eroe greco gli intima di andarsene perché non è ancora giunta l’ora di morire. Ettore se ne va, mentre Achille viene raggiunto dagli altri greci, tra cui Aiace (Tyler Mane), Menelao ed Agamennone, felici della vittoria che ha permesso la facile conquista in un sol giorno della spiaggia troiana.

Al tempio di Apollo, Achille ha fatto schiava Briseide (Rose Byrne), sacerdotessa di Apollo e cugina dei principi Ettore e Paride. Dapprima, costei si ribella ad Achille che però si comporta in maniera molto gentile nei suoi riguardi: poi, tra i due comincia a nascere una reciproca considerazione. Venutone a conoscenza, Agamennone reclama Briseide per sé ed è solo grazie all’intervento della stessa schiava che Achille non uccide il re: furioso, il guerriero si rifiuta di combattere finché lei non gli verrà restituita, ma Agamennone non cede.

Il giorno dopo i greci si preparano ad attaccare le mura di Troia, convinti di poter sfondare le difese nemiche, ma Paride fa una proposta al nemico: invece di lanciarsi in una battaglia sanguinosa, che costerebbe centinaia di vite, il possesso di Elena verrà deciso da un duello all’ultimo sangue tra lui e Menelao. Agamennone non è contento di questa soluzione perché per lui significa tornare a casa a mani vuote, ma il fratello, sottovoce, lo convince a lasciare che la contesa abbia luogo per poi attaccare Troia una volta che lui si sia vendicato di Paride. Lo scontro è impari: il colossale Menelao, inveendo contro Elena che osserva il duello dalle mura, sconfigge Paride e tenta di ucciderlo ma Ettore lo difende ed uccide il greco con un colpo di spada.

                  

A quel punto Agamennone ordina l’attacco e comincia la battaglia: Ettore porta Paride, ferito, in salvo dentro le mura di Troia, poi ritorna sul campo e riesce con non poca fatica ad uccidere il gigantesco Aiace Telamonio. La battaglia diventa così una disfatta per i greci, tanto che Agamennone dà l’allarme ed i suoi fuggono terrorizzati. Gli arcieri di Agamennone, dalle retrovie, attaccano con le frecce i fanti troiani che rapidamente si chiudono a testuggine, scampando l’attacco. Terminata la battaglia, ognuno dispone dei propri morti secondo le usanze, per tutta la notte.

Frattanto Achille viene a sapere che Agamennone ha consegnato Briseide ai soldati della truppa, perché si riprendano dalla giornata fallimentare. Mentre alcuni soldati achei tentano di usarle violenza, Achille arriva proprio mentre uno di loro sta per marchiarla con un tizzone rovente: glielo strappa di mano e glielo conficca nel collo, colpendo con il manico l’altro complice. Poi conduce la giovane sacerdotessa troiana all’interno del suo accampamento. Tra Achille e Briseide scoppia la passione, che viene consumata nella tenda dello stesso Achille, all’interno dell’accampamento greco.

I troiani nel frattempo decidono di contrattaccare i greci per cacciarli via anche dalla spiaggia. La battaglia inizia con il lancio di frecce incendiarie sulle dune della spiaggia: quella che sembra un’azione senza senso diventa chiara poco dopo, quando vengono lanciate dai versanti balle di fieno e sostanze incendiarie, che una volta passate sopra le frecce ancora accese, piombano come meteore nell’accampamento avversario. Durante la battaglia, lo spirito dei greci viene rinfrancato dalla vista di Achille, finalmente ritornato a combattere con indosso la sua armatura. Ettore si prepara e con un urlo tremendo lancia i suoi all’attacco, cosa che fa anche Ulisse con i suoi Itacesi ed Achille con i Mirmidoni. Ettore uccide alcuni achei; Achille fa scempio di molti compagni del principe troiano fino a che Ettore, dopo un rapido duello, gli taglia la gola con la spada. Achille cade a terra, Ettore gli toglie l’elmo, ma scopre con stupore che non si tratta dell’eroe acheo; dopo avergli dato il colpo di grazia, lui e Ulisse ordinano per quel giorno la fine delle ostilità. Ulisse rivela ad Ettore che il ragazzo ucciso è Patroclo, che aveva preso l’armatura del cugino per far credere di essere lui e lo avverte che la furia di Achille si scatenerà appena verrà a conoscenza della notizia.

          

Achille, furibondo, arriva sotto le mura di Troia, urlando ad Ettore di venire fuori. Il principe troiano si congeda dal padre e dal fratello, saluta l’amata moglie ed il figlio ed esce dalle mura. Ne segue uno scontro tremendo in cui entrambi i guerrieri danno sfoggio della loro grandissima abilità di combattenti ma Achille è un semidio e pare impossibile anche solo ferirlo, infatti al termine del duello Ettore viene ucciso. Achille, ancora fuori di sé per il dolore della perdita del cugino, lo lega per i piedi dietro al suo carro e lo trascina nella polvere al piccolo trotto sotto gli occhi addolorati del padre, della moglie e di tutto il suo popolo. Il corpo straziato di Ettore viene portato nel campo greco, dinanzi alla tenda del giovane guerriero acheo. Durante la notte nella tenda di Achille arriva il re Priamo (Peter O’Toole), che, baciandogli le mani, gli supplica di ridargli il figlio morto perché possa dargli esequie adatte. Commosso dal coraggio e dalle suppliche del re, Achille acconsente, pentendosi dell’atto compiuto, concedendogli 12 giorni di onoranze funebri durante i quali l’esercito acheo non avrebbe attaccato Troia e sussurrando in lacrime ad Ettore defunto:

Ci rincontreremo presto, fratello.

Nella scena seguente, mentre vede un soldato che intaglia un piccolo cavallo di legno destinato al proprio figlio, a Ulisse viene un’idea. Una mattina, la spiaggia antistante Troia è deserta, tranne che per alcuni greci apparentemente morti di peste e per un enorme cavallo di legno: i troiani argomentano che gli appestati siano morti per aver dissacrato Apollo e che il cavallo sia un’offerta dei greci a Poseidone per propiziarsi un ritorno sicuro a casa.

I troiani, nonostante il parere contrario di Paride, lo portano dentro le mura, ignari che si tratta di una trappola in quanto nel cavallo sono nascosti alcuni soldati greci; la flotta, invece, non è andata via ma si è nascosta in un’insenatura. Un cavaliere troiano la vede e, capito l’inganno, vorrebbe dare l’allarme ma viene colpito a morte da tre frecce.

Durante la notte, i greci escono dal cavallo, attaccano le sentinelle ed aprono la porta ai soldati sbarcati nel frattempo: Troia viene data alle fiamme. Achille corre per la città, alla ricerca di Briseide, che era tornata con Priamo quando questi aveva recuperato il corpo del figlio.

Priamo viene ucciso da Agamennone, mentre alcuni troiani, tra cui Elena e Andromaca (Saffron Burrows), scappano attraverso un passaggio segreto che conduce al mare. Ad uno di loro, il giovane Enea (Frankie Fitzgerald), viene data la spada dei re di Troia, usata senza successo da Paride contro Menelao, con il compito di rifondare la loro città perduta.

Briseide viene trovata da Agamennone, che la vuole portare con lui in Grecia per fargli da schiava, ma con grande coraggio lei lo trafigge al collo con un pugnale. Due greci, osservata la scena, intervengono ma prima che possano ucciderla arriva Achille che sgozza il primo e trafigge al petto il secondo, liberandola. Mentre i due amanti sono di nuovo insieme, Paride, equivocando la scena, afferra una freccia, la tende nell’arco e la scaglia contro Achille, colpendolo al tallone sinistro. Achille urla di dolore e, malgrado la ferita, si dirige verso Paride: questi però gli bersaglia il petto di frecce ed Achille, ormai moribondo, riesce a strapparsele tutte tranne quella conficcata nel tallone. È così che lo trovano i soldati, accorsi sul luogo delle grida, mentre Briseide scappa con il cugino attraverso il passaggio segreto.

Troia è rasa al suolo ed il mattino dopo un’alta pira viene eretta in una delle piazze, stavolta per Achille, con Ulisse meditabondo che prepara il suo corpo per la cremazione e gli sussurra un’ultima frase

 Trova la tua pace, fratello.

Mentre il fuoco brucia alto nel cielo, si sente ancora una volta la voce di Ulisse che dice:

‘Se mai si racconterà la mia storia, si dica che ho camminato coi giganti. Gli uomini sorgono e cadono come grano invernale ma questi nomi non periranno mai. Si dica che ho vissuto al tempo di Ettore, domatore di cavalli. Si dica che ho vissuto al tempo di Achille.’

                             

film ‘mitici’

La mitologia greca ha riscosso un grande successo in tutti i campi: arte, musica, televisione e perfino al cinema! E’ proprio per questo motivo che concludo questo blog offrendovi alcuni post sui film che ci hanno tanto entusiasmato in questi anni.

ULISSE – 1953

Mentre a Itaca Penelope (Mangano) tiene a bada i Proci, attendendo col figlio Telemaco (Interlenghi) il ritorno del marito, Ulisse (Douglas) si sveglia sulla spiaggia dell’isola dei Feaci, incontra Nausicaa (Podestà) e, ritrovata la memoria, rievoca le sue peripezie (Polifemo; le Sirene; la maga Circe). Con una nave messa a sua disposizione dal re Alcinoo (Dumesnil) riparte, approda a Itaca e liquida i Proci con una strage. Dall’Odissea (sec. VIII-VII circa a.C.) di Omero, il film italiano più costoso del dopoguerra, prodotto da Ponti-De Laurentiis per la Lux, con 7 firme (tra cui quelle di F. Brusati, Ennio De Concini, Ben Hecht, Irwin Shaw) in una sceneggiatura abilmente strutturata in flashback con qualche idea notevole (la stessa interprete – S. Mangano – per Penelope-Circe; il canto delle sirene con le voci camuffate di Penelope e Telemaco) e ottimi effetti speciali di Eugen Shüfftan. La fotografia è di Harold Rosson. Modellato sulla misura del suo interprete hollywoodiano, l’eroe è atletico e scattante, sprezzante di ogni superstizione, avido di conoscenza, diviso tra la curiosità del mondo e il bisogno di sicurezza, di famiglia.

IL COLOSSO DI RODI – 1961

Nel III secolo a.C. l’ateniese Dario è in vacanza a Rodi dove cresce il malcontento popolare contro re Serse, costruttore del famoso colosso. Aiutati da un traditore, i Fenici invadono la città, ma scoppia un terremoto. 1° film di S. Leone, indeciso se prendere sul serio la storia o puntare sull’ironia. Le briscole sono giocate nel 2° tempo: la grossa macchina del colosso e il terremoto conclusivo. Forte senso dello spettacolo.

MEDEA – 1969

Il giovane Giasone, alla testa degli Argonauti, muove alla volta della remota Colchide per impadronirsi del Vello d’oro (una pelle di caprone dorata ritenuta apportatrice di potenza e fertilità), che dovrà servirgli per riscattare il trono usurpatogli dallo zio Pelia. La maga Medea, figlia del sovrano della Colchide, colpita dalla prestanza fisica di Giasone, lo aiuta a rubare il prezioso simulacro e fugge con lui. Tornato in patria, Giasone sposa Medea e ha due figli, ma, divorato dall’ambizione, abbandona la famiglia per prendere in moglie Glauce, giovane figlia del re di Corinto. Resa folle dalla gelosia, Medea mette in atto una tremenda vendetta: con le sue arti magiche provoca la morte di Glauce e del re suo padre, e successivamente uccide i propri figli, incurante delle invocazioni disperate di Giasone.

PERCY JAKSON E GLI DEI DELL’ OLIMPO – 2010

Semidio inconsapevole, frutto dell’atavico vizietto degli déi di flirtare con le mortali, il giovane dislessico Percy Jackson (Logan Lerman) scopre di essere figlio di Poseidone (Kevin McKidd) e di possedere straordinari poteri acquatici, ma una Furia lo accusa di avere rubato la folgore di Zeus (Sean Bean). Protetto e addestrato dal centauro Chirone (Pierce Brosnan), cercherà di scoprire il vero responsabile e ripercorrerà tappe mitologiche cruciali, come la battaglia con Medusa (Uma Thurman) o con l’Idra dalle sette teste, prima di incontrare il suo divino padre. Scritto da Graig Titley adattando il primo libro omonimo della serie creata da Rick Riordan, un solido e divertente action movie vecchia maniera

CLASH OF THE TITANS = SCONTRO TRA TITANI – 2010

Nato da una delle molte scappatelle di Zeus con una mortale e cresciuto da un’umile famiglia di pescatori, Perseo è un vero eroe proletario che sogna di sovvertire l’ordine naturale delle cose andando a combattere gli dei stessi. Siccome non è l’unico mortale a pensarla così, il padre degli dei, aizzato dal fratello Ade che intanto mira a fargli le scarpe, decide di ricordare agli umani il suo potere liberando la più grande delle piaghe prese in prestito dalla mitologia nordica: il Kraken. L’unico modo per evitare che la creatura degli abissi distrugga la città di Argo è sacrificare Andromeda, figlia del re, che la stessa madre ha definito “Più bella di Afrodite”. Quando si dice “cercarsela”. Perseo però non ci sta e unitosi ai valorosi guerrieri di Argo vuole trovare un modo di sconfiggere il mostro.