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ULTIMO POST.

Eccomi qui, sono arrivata alla conclusione. Il mio blog, rispecchia una sfera di mio interesse, come si è potuto notare ovvero

la cultura greca.

Penso di aver dato un’ infarinatura abbastanza omogenea riguardo gli dei ed altre creature mitiche collegandomi poi

un pò alla letteratura classica, ai miti del mio ‘paese’ e parlando infine di televisione e di cinema. Insomma un iter che si muove

dai tempi antichi e ‘mitici’ ai più recenti e reali. Sono soddisfatta del mio lavoro e ringrazio tutti coloro che hanno visitato questo

blog e abbiano apprezzato la tematica affrontata.

Ora non mi resta che chiudere ufficialmente questo blog.

Creato da: Indrani Ieracitano

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Troy – 2004

CREDO CHE TROY SIA IN ASSOLUTO IL FILM CHA HA AVUTO MAGGIORE SUCESSO (RISPETTO AGLI ALTRI). PER QUESTO HO DECISO DI LASCIARLO ALLA FINE. OLTRETUTTO E’ ANCHE UNO DEI MIEI FILM PREFERITI.

Troy è un film del 2004

diretto da Wolfgang Petersen.

Il film narra in modo totalmente libero le vicende raccontate da Omero nell’Iliade: il rapimento di Elena, la guerra di Troia e soprattutto il mito di Achille.

Circa 3200 anni fa, Agamennone (Brian Cox) è il re dei Greci e, fatta eccezione per la Tessaglia, ha il dominio su tutte le nazioni greche. Solo la città di Troia, conosciuta per le sue potenti mura difensive, è rimasta inviolata.

La storia inizia con il confronto fra l’esercito di Micene guidato da Agamennone e l’esercito della Tessaglia guidato da Triopa (Julian Glover), schierati l’uno contro l’altro in una piana: per risparmiare la vita dei propri uomini, i due re mettono in campo i loro migliori guerrieri a rappresentare le due parti che si contendono la Tessaglia. Contro l’enorme campione tessalico, Agammennone schiera Achille che vince con grande facilità. Palese è comunque l’insofferenza che Achille manifesta verso Agamennone a causa della sua posizione di subalterno al re greco.

Nella scena successiva, una delegazione di Troiani, guidata dai due figli del re Priamo, Ettore e Paride, si trova a Sparta per dei negoziati di pace tra le due città. Durante la loro permanenza, nasce l’appassionata relazione tra il giovane principe Paride (Orlando Bloom) ed Elena (Diane Kruger), moglie di Menelao, re di Sparta e fratello di Agamennone.

Nel corso del viaggio di ritorno, Paride rivela di aver portato con sé Elena, incontrando l’ira e la disapprovazione di Ettore: Agamennone e Menelao utilizzeranno la scomparsa di Elena come pretesto per muovere guerra a Troia. Ciò nonostante, la giovane viene accolta con grande affetto nella città, le cui mura si presume resistano a qualunque assalto.

Come previsto, Agamennone inizia a radunare l’esercito contro Troia e manda Ulisse (Sean Bean) a reclutare Achille: questi è riluttante a sottomettersi al comando di Agamennone, stante i loro cattivi rapporti, e Ulisse prova a irretire il cugino di Achille, Patroclo (Garrett Hedlund), con le meraviglie della guerra, sapendo che Achille non lo avrebbe mai lasciato andare da solo. Ancora indeciso, Achille viene avvertito dalla madre, la dea Teti (Julie Christie): lui può scegliere se vivere a lungo restando in patria o se andare a cercare la gloria e morirvi dopo averla trovata. Stimolato dalla possibilità di avere gloria eterna, sceglie la seconda opzione e con 50 mirmìdoni si imbarca alla volta di Troia, assieme ad una flotta di oltre mille navi greche.

Achille ed i suoi guerrieri svolgeranno un ruolo cruciale nell’assalto a Troia, sebbene contrastati dall’esercito dei troiani comandato da Ettore.

Senza attendere il resto della flotta, Achille e i suoi mirmidoni sbarcano sulla spiaggia di Troia e raggiungono il tempio di Apollo, dove uccidono tutti i sacerdoti: per manifestare il suo supremo sprezzo nei confronti del fato, alla domanda di un suo guerriero che gli chiede se la loro azione non sia stata blasfema, decapita con la spada la statua dello stesso Apollo. All’avvicinarsi di un gruppo di cavalieri guidati da Ettore, il principale difensore di Troia, Achille scaglia un giavellotto con tale forza da perforare lo scudo ed il corpo di Tettone (Mark Lewis Jones), compagno dell’eroe troiano, che crolla da cavallo. A sua volta Ettore scaglia il suo giavellotto contro Achille che schiva il colpo; poi, insieme ai suoi guerrieri, insegue l’acheo all’interno del tempio. Al termine di una furiosa battaglia in cui Achille vede Ettore battersi con grande valore, l’eroe greco gli intima di andarsene perché non è ancora giunta l’ora di morire. Ettore se ne va, mentre Achille viene raggiunto dagli altri greci, tra cui Aiace (Tyler Mane), Menelao ed Agamennone, felici della vittoria che ha permesso la facile conquista in un sol giorno della spiaggia troiana.

Al tempio di Apollo, Achille ha fatto schiava Briseide (Rose Byrne), sacerdotessa di Apollo e cugina dei principi Ettore e Paride. Dapprima, costei si ribella ad Achille che però si comporta in maniera molto gentile nei suoi riguardi: poi, tra i due comincia a nascere una reciproca considerazione. Venutone a conoscenza, Agamennone reclama Briseide per sé ed è solo grazie all’intervento della stessa schiava che Achille non uccide il re: furioso, il guerriero si rifiuta di combattere finché lei non gli verrà restituita, ma Agamennone non cede.

Il giorno dopo i greci si preparano ad attaccare le mura di Troia, convinti di poter sfondare le difese nemiche, ma Paride fa una proposta al nemico: invece di lanciarsi in una battaglia sanguinosa, che costerebbe centinaia di vite, il possesso di Elena verrà deciso da un duello all’ultimo sangue tra lui e Menelao. Agamennone non è contento di questa soluzione perché per lui significa tornare a casa a mani vuote, ma il fratello, sottovoce, lo convince a lasciare che la contesa abbia luogo per poi attaccare Troia una volta che lui si sia vendicato di Paride. Lo scontro è impari: il colossale Menelao, inveendo contro Elena che osserva il duello dalle mura, sconfigge Paride e tenta di ucciderlo ma Ettore lo difende ed uccide il greco con un colpo di spada.

                  

A quel punto Agamennone ordina l’attacco e comincia la battaglia: Ettore porta Paride, ferito, in salvo dentro le mura di Troia, poi ritorna sul campo e riesce con non poca fatica ad uccidere il gigantesco Aiace Telamonio. La battaglia diventa così una disfatta per i greci, tanto che Agamennone dà l’allarme ed i suoi fuggono terrorizzati. Gli arcieri di Agamennone, dalle retrovie, attaccano con le frecce i fanti troiani che rapidamente si chiudono a testuggine, scampando l’attacco. Terminata la battaglia, ognuno dispone dei propri morti secondo le usanze, per tutta la notte.

Frattanto Achille viene a sapere che Agamennone ha consegnato Briseide ai soldati della truppa, perché si riprendano dalla giornata fallimentare. Mentre alcuni soldati achei tentano di usarle violenza, Achille arriva proprio mentre uno di loro sta per marchiarla con un tizzone rovente: glielo strappa di mano e glielo conficca nel collo, colpendo con il manico l’altro complice. Poi conduce la giovane sacerdotessa troiana all’interno del suo accampamento. Tra Achille e Briseide scoppia la passione, che viene consumata nella tenda dello stesso Achille, all’interno dell’accampamento greco.

I troiani nel frattempo decidono di contrattaccare i greci per cacciarli via anche dalla spiaggia. La battaglia inizia con il lancio di frecce incendiarie sulle dune della spiaggia: quella che sembra un’azione senza senso diventa chiara poco dopo, quando vengono lanciate dai versanti balle di fieno e sostanze incendiarie, che una volta passate sopra le frecce ancora accese, piombano come meteore nell’accampamento avversario. Durante la battaglia, lo spirito dei greci viene rinfrancato dalla vista di Achille, finalmente ritornato a combattere con indosso la sua armatura. Ettore si prepara e con un urlo tremendo lancia i suoi all’attacco, cosa che fa anche Ulisse con i suoi Itacesi ed Achille con i Mirmidoni. Ettore uccide alcuni achei; Achille fa scempio di molti compagni del principe troiano fino a che Ettore, dopo un rapido duello, gli taglia la gola con la spada. Achille cade a terra, Ettore gli toglie l’elmo, ma scopre con stupore che non si tratta dell’eroe acheo; dopo avergli dato il colpo di grazia, lui e Ulisse ordinano per quel giorno la fine delle ostilità. Ulisse rivela ad Ettore che il ragazzo ucciso è Patroclo, che aveva preso l’armatura del cugino per far credere di essere lui e lo avverte che la furia di Achille si scatenerà appena verrà a conoscenza della notizia.

          

Achille, furibondo, arriva sotto le mura di Troia, urlando ad Ettore di venire fuori. Il principe troiano si congeda dal padre e dal fratello, saluta l’amata moglie ed il figlio ed esce dalle mura. Ne segue uno scontro tremendo in cui entrambi i guerrieri danno sfoggio della loro grandissima abilità di combattenti ma Achille è un semidio e pare impossibile anche solo ferirlo, infatti al termine del duello Ettore viene ucciso. Achille, ancora fuori di sé per il dolore della perdita del cugino, lo lega per i piedi dietro al suo carro e lo trascina nella polvere al piccolo trotto sotto gli occhi addolorati del padre, della moglie e di tutto il suo popolo. Il corpo straziato di Ettore viene portato nel campo greco, dinanzi alla tenda del giovane guerriero acheo. Durante la notte nella tenda di Achille arriva il re Priamo (Peter O’Toole), che, baciandogli le mani, gli supplica di ridargli il figlio morto perché possa dargli esequie adatte. Commosso dal coraggio e dalle suppliche del re, Achille acconsente, pentendosi dell’atto compiuto, concedendogli 12 giorni di onoranze funebri durante i quali l’esercito acheo non avrebbe attaccato Troia e sussurrando in lacrime ad Ettore defunto:

Ci rincontreremo presto, fratello.

Nella scena seguente, mentre vede un soldato che intaglia un piccolo cavallo di legno destinato al proprio figlio, a Ulisse viene un’idea. Una mattina, la spiaggia antistante Troia è deserta, tranne che per alcuni greci apparentemente morti di peste e per un enorme cavallo di legno: i troiani argomentano che gli appestati siano morti per aver dissacrato Apollo e che il cavallo sia un’offerta dei greci a Poseidone per propiziarsi un ritorno sicuro a casa.

I troiani, nonostante il parere contrario di Paride, lo portano dentro le mura, ignari che si tratta di una trappola in quanto nel cavallo sono nascosti alcuni soldati greci; la flotta, invece, non è andata via ma si è nascosta in un’insenatura. Un cavaliere troiano la vede e, capito l’inganno, vorrebbe dare l’allarme ma viene colpito a morte da tre frecce.

Durante la notte, i greci escono dal cavallo, attaccano le sentinelle ed aprono la porta ai soldati sbarcati nel frattempo: Troia viene data alle fiamme. Achille corre per la città, alla ricerca di Briseide, che era tornata con Priamo quando questi aveva recuperato il corpo del figlio.

Priamo viene ucciso da Agamennone, mentre alcuni troiani, tra cui Elena e Andromaca (Saffron Burrows), scappano attraverso un passaggio segreto che conduce al mare. Ad uno di loro, il giovane Enea (Frankie Fitzgerald), viene data la spada dei re di Troia, usata senza successo da Paride contro Menelao, con il compito di rifondare la loro città perduta.

Briseide viene trovata da Agamennone, che la vuole portare con lui in Grecia per fargli da schiava, ma con grande coraggio lei lo trafigge al collo con un pugnale. Due greci, osservata la scena, intervengono ma prima che possano ucciderla arriva Achille che sgozza il primo e trafigge al petto il secondo, liberandola. Mentre i due amanti sono di nuovo insieme, Paride, equivocando la scena, afferra una freccia, la tende nell’arco e la scaglia contro Achille, colpendolo al tallone sinistro. Achille urla di dolore e, malgrado la ferita, si dirige verso Paride: questi però gli bersaglia il petto di frecce ed Achille, ormai moribondo, riesce a strapparsele tutte tranne quella conficcata nel tallone. È così che lo trovano i soldati, accorsi sul luogo delle grida, mentre Briseide scappa con il cugino attraverso il passaggio segreto.

Troia è rasa al suolo ed il mattino dopo un’alta pira viene eretta in una delle piazze, stavolta per Achille, con Ulisse meditabondo che prepara il suo corpo per la cremazione e gli sussurra un’ultima frase

 Trova la tua pace, fratello.

Mentre il fuoco brucia alto nel cielo, si sente ancora una volta la voce di Ulisse che dice:

‘Se mai si racconterà la mia storia, si dica che ho camminato coi giganti. Gli uomini sorgono e cadono come grano invernale ma questi nomi non periranno mai. Si dica che ho vissuto al tempo di Ettore, domatore di cavalli. Si dica che ho vissuto al tempo di Achille.’

                             

film ‘mitici’

La mitologia greca ha riscosso un grande successo in tutti i campi: arte, musica, televisione e perfino al cinema! E’ proprio per questo motivo che concludo questo blog offrendovi alcuni post sui film che ci hanno tanto entusiasmato in questi anni.

ULISSE – 1953

Mentre a Itaca Penelope (Mangano) tiene a bada i Proci, attendendo col figlio Telemaco (Interlenghi) il ritorno del marito, Ulisse (Douglas) si sveglia sulla spiaggia dell’isola dei Feaci, incontra Nausicaa (Podestà) e, ritrovata la memoria, rievoca le sue peripezie (Polifemo; le Sirene; la maga Circe). Con una nave messa a sua disposizione dal re Alcinoo (Dumesnil) riparte, approda a Itaca e liquida i Proci con una strage. Dall’Odissea (sec. VIII-VII circa a.C.) di Omero, il film italiano più costoso del dopoguerra, prodotto da Ponti-De Laurentiis per la Lux, con 7 firme (tra cui quelle di F. Brusati, Ennio De Concini, Ben Hecht, Irwin Shaw) in una sceneggiatura abilmente strutturata in flashback con qualche idea notevole (la stessa interprete – S. Mangano – per Penelope-Circe; il canto delle sirene con le voci camuffate di Penelope e Telemaco) e ottimi effetti speciali di Eugen Shüfftan. La fotografia è di Harold Rosson. Modellato sulla misura del suo interprete hollywoodiano, l’eroe è atletico e scattante, sprezzante di ogni superstizione, avido di conoscenza, diviso tra la curiosità del mondo e il bisogno di sicurezza, di famiglia.

IL COLOSSO DI RODI – 1961

Nel III secolo a.C. l’ateniese Dario è in vacanza a Rodi dove cresce il malcontento popolare contro re Serse, costruttore del famoso colosso. Aiutati da un traditore, i Fenici invadono la città, ma scoppia un terremoto. 1° film di S. Leone, indeciso se prendere sul serio la storia o puntare sull’ironia. Le briscole sono giocate nel 2° tempo: la grossa macchina del colosso e il terremoto conclusivo. Forte senso dello spettacolo.

MEDEA – 1969

Il giovane Giasone, alla testa degli Argonauti, muove alla volta della remota Colchide per impadronirsi del Vello d’oro (una pelle di caprone dorata ritenuta apportatrice di potenza e fertilità), che dovrà servirgli per riscattare il trono usurpatogli dallo zio Pelia. La maga Medea, figlia del sovrano della Colchide, colpita dalla prestanza fisica di Giasone, lo aiuta a rubare il prezioso simulacro e fugge con lui. Tornato in patria, Giasone sposa Medea e ha due figli, ma, divorato dall’ambizione, abbandona la famiglia per prendere in moglie Glauce, giovane figlia del re di Corinto. Resa folle dalla gelosia, Medea mette in atto una tremenda vendetta: con le sue arti magiche provoca la morte di Glauce e del re suo padre, e successivamente uccide i propri figli, incurante delle invocazioni disperate di Giasone.

PERCY JAKSON E GLI DEI DELL’ OLIMPO – 2010

Semidio inconsapevole, frutto dell’atavico vizietto degli déi di flirtare con le mortali, il giovane dislessico Percy Jackson (Logan Lerman) scopre di essere figlio di Poseidone (Kevin McKidd) e di possedere straordinari poteri acquatici, ma una Furia lo accusa di avere rubato la folgore di Zeus (Sean Bean). Protetto e addestrato dal centauro Chirone (Pierce Brosnan), cercherà di scoprire il vero responsabile e ripercorrerà tappe mitologiche cruciali, come la battaglia con Medusa (Uma Thurman) o con l’Idra dalle sette teste, prima di incontrare il suo divino padre. Scritto da Graig Titley adattando il primo libro omonimo della serie creata da Rick Riordan, un solido e divertente action movie vecchia maniera

CLASH OF THE TITANS = SCONTRO TRA TITANI – 2010

Nato da una delle molte scappatelle di Zeus con una mortale e cresciuto da un’umile famiglia di pescatori, Perseo è un vero eroe proletario che sogna di sovvertire l’ordine naturale delle cose andando a combattere gli dei stessi. Siccome non è l’unico mortale a pensarla così, il padre degli dei, aizzato dal fratello Ade che intanto mira a fargli le scarpe, decide di ricordare agli umani il suo potere liberando la più grande delle piaghe prese in prestito dalla mitologia nordica: il Kraken. L’unico modo per evitare che la creatura degli abissi distrugga la città di Argo è sacrificare Andromeda, figlia del re, che la stessa madre ha definito “Più bella di Afrodite”. Quando si dice “cercarsela”. Perseo però non ci sta e unitosi ai valorosi guerrieri di Argo vuole trovare un modo di sconfiggere il mostro.

Xena, warrior princess

« Al tempo degli Dei dell’Olimpo, dei signori della guerra e dei re che spadroneggiavano su una terra in tumulto, il genere umano invocava il soccorso di un eroe per riconquistare la libertà. Finalmente arrivò Xena, l’invincibile principessa guerriera forgiata dal fuoco di mille battaglie. La lotta per il potere, le sfrenate passioni, gli intrighi, i tradimenti furono affrontati con indomito coraggio da colei che, sola, poteva cambiare il mondo. »

Xena – Principessa guerriera (Xena: Warrior Princess) è una serie televisiva statunitense di ambientazione fantasy mitologico. Prodotta dal 1995 al 2001, nacque come spin-off della serie Hercules.

Fantasy storico ambientato nell’antica Grecia (pur ricca di anacronismi ed imprecisioni), la serie narra le avventure di Xena (già personaggio antagonista di Hercules nell’omonima serie, interpretata da Lucy Lawless), una signora della guerra pentita, in viaggio per redimere i suoi peccati passati. Xena è accompagnata nei suoi viaggi da Olimpia (Renée O’Connor), una giovane donna che diventa la sua migliore amica e la sua alleata più fidata. La serie è stata girata in Nuova Zelanda.

La serie prende a prestito liberamente nomi e temi da varie mitologie di tutto il mondo, principalmente dalla Mitologia greca, adattandoli per soddisfare le necessità della storia. Figure storiche ed eventi reali fanno numerose apparizioni, e ai personaggi principali sono spesso attribuite risoluzioni di importanti situazioni storiche. Queste includono un incontro con Omero (prima che diventasse famoso), in cui Olimpia incoraggia le sue aspirazioni di cantore; la caduta di Troia; e la cattura di Giulio Cesare da parte dei pirati, con Xena che interpreta il capo dei pirati. Questo originale miscuglio di ere e l’amalgama di elementi mitologici e storici permisero alla serie di diventare un vero e proprio cult negli anni novanta.

Lo show è un miscuglio di stili, che vanno dal melodramma in un episodio alla farsa in un altro. Nonostante ambientata in tempi antichi, i temi della serie sono essenzialmente moderni: assumersi le responsabilità per le azioni malvagie compiute in passato, il valore di una vita umana, la libertà personale, il sacrificio e l’amicizia. Il contesto fantastico flessibile della serie ospitava una considerevole varietà di stili, incluso un originale episodio musical. Nonostante lo show spesso proponga dilemmi etici come la moralità del pacifismo, la storia raramente cerca di dare una soluzione univoca.

In aggiunta a Xena ed Olimpia, la serie mostra anche un grande assortimento di personaggi ricorrenti, inclusi gli avversari Marte (Kevin Tod Smith) e Callisto (Hudson Leick), e gli amici fidati Autolico (Bruce Campbell) e Corilo (Ted Raimi).

 

 

                       

 

 

 

Telefilm ‘mitici’

Hercules (Hercules: The Legendary Journeys) è una serie televisiva statunitense. È stata prodotta dal 1995 al 2000 ed è vagamente basata sui racconti dell’eroe culturale Ercole-Hercules. Venne prodotta per sei stagioni diventando uno degli show più seguiti nella storia della televisione americana.

Ambientato in una fantastica versione della Grecia antica non precisamente localizzata nel tempo,anche se nel quinto episodio della prima stagione un soldato dice di aver combattuto nella guerra di Troia,lo show vede come protagonista Kevin Sorbo nei panni di Hercules affiancato da Michael Hurst nei panni del suo fidato amico Iolao. Le vicende narrate riguardano l’intento di Hercules e Iolao di salvare persone e villaggi da mostri, forze del male, egoismo degli dei… Nei primi episodi, come viene menzionato nella sigla, la principale nemica di Hercules era la sua matrigna Era (Giunone), che cercava di distruggerlo servendosi di vari mostri, poiché egli era la testimonianza vivente dell’infedeltà del marito, Zeus (Giove). In seguito nella serie, il malvagio dio della guerra, Ares (Marte), sostituisce Era nel ruolo di principale antagonista. Verso la fine della serie lo stesso Marte viene sostituito nel suo ruolo dal dio malvagio Dahak, il principale nemico di Hercules nella stagione 5 che porta l’eroe a dover recarsi in Babilonia, Scandinavia e Irlanda. Sebbene Hercules dica che Giove lo ha trascurato, l’amore di questo per Hercules viene più volte documentato dallo show. In effetti, Hercules è spesso nominato come il “figlio favorito di Giove”. Giove appare parecchie volte nello show, persino per salvare la vita di suo figlio e restituendogli la sua forza sovrumana quando ce ne è bisogno. Hercules, da parte sua, è sempre disponibile ad aiutare il padre quando chiede aiuto e alla fine i due si riappacificano.

Nei primi episodi della serie gli dei non avevano forma umana ma si manifestavano attraverso le forze della natura (tranne Zeus): per esempio Marte si manifestava o tramite la luna o tramite una pozza di sangue oppure in forma mostruosa. Solo in seguito assunsero forma umana.

Lo show ha avuto uno spin-off di successo: Xena – Principessa guerriera, con il quale Hercules condivide alcuni personaggi come Marte (Kevin Tod Smith), Autolico (Bruce Campbell), Salmoneo (Robert Trebor) e Venere (Alexandra Tydings). Entrambi gli show, sebbene prodotti in Nuova Zelanda usando attori principalmente locali, che parlano con un accento americano, sono divenuti di fama mondiale.

Walt Disney presenta un film d’animazione ‘mitico’

 

 

Il film narra le avventure di Eracle/Ercole (nel film chiamato con il suo nome latino, Hercules), figlio di Zeus nella mitologia greca, centrandosi maggiormente non tanto sulle famose dodici fatiche.

Ade, malvagio dio dell’oltretomba, cerca di ottenere la sua rivincita nei confronti di Zeus e di poter conquistare il monte Olimpo. Convoca quindi le tre Parche, dalla quale ottiene utili informazioni per il futuro. Fra 18 anni i pianeti si allineeranno, e sarà possibile liberare i Titani, grazie ai quali potrà raggiungere il suo obiettivo. Ma una di loro ammonisce Ade: “Un piccolo monito giunge infine, se Ercole combatte, per te è la fine”.

 

 

Ercole, figlio di Zeus ed Era, è ammirato e festeggiato da tutte le divinità. Durante la notte, viene rapito e reso mortale da Pena e Panico, due diavoletti schiavi di Ade. Viene ritrovato da Alcmena e suo marito Anfitrione, due esseri umani mortali che lo crescono come loro figlio, nonostante Hercules si dimostri ben più dotato degli altri ragazzi della sua età. Diventato ormai adulto, i suoi genitori adottivi gli rivelano la verità ed Hercules decide di partire per il Tempio di Zeus per trovare le sue risposte. Arrivato scopre di essere il figlio di Zeus, ma che non potrà tornare a casa finché non sarà diventato un eroe.

Sale a cavallo del suo Pegaso, che gli era stato dato in dono dal padre stesso quanto era ancora in culla, e si dirige alla ricerca di Filottete, un satiro addestratore di eroi. Inizia il suo addestramento e nonostante le prime difficoltà riesce ad uscirne acclamato da tutti. Nel corso della sua avventura s’innamorerà di una donna di nome Meg (Megara) (salvata da un Centauro prepotente) la cui anima è indebitata ad Ade. Ercole arriva nell’affollata città di Tebe, dove però tutti lo ignorano credendolo uno in cerca di pubblicità, ma dopo aver sconfitto il mostruoso Idra, viene acclamato da tutti. Il dio degli Inferi tenta di sconfiggerlo con moltissimi mostri, ma il giovane eroe pare imbattibile.

 

              

 

Quest’ultimo ritorna al tempio di Zeus e racconta al suo padre le proprie avventure, dicendo infine di essere pronto a diventare un dio, visto che è l’uomo più amato dalla Grecia. Zeus si congratula con il figlio, ma spiega che essere famosi non significa essere un eroe e gli dice di guardare nel suo cuore. Ade decide di sfruttare Meg, capendo che il vero punto debole di Ercole è l’amore che ripone verso di lei. Chiede quindi, in cambio della liberazione di Meg, di poter sottrarre tutti i poteri di Hercules per un solo giorno (quello dell’allineamento dei pianeti). I Titani vengono liberati e tutto sembra andare per il peggio, ma Ercole riesce a sconfiggerli usando l’astuzia, anziché la forza, a cui aveva rinunciato. Compiuta questa impresa, Ercole non si accorge che una colonna sta per crollargli addosso. Lo salva Meg, spingendolo ma rimanendo a sua volta schiacciata e in seguito morendo. A questo punto il patto con Ade, che aveva promesso che sarebbe rimasta illesa, è rotto ed Ercole può riprendere in pugno la situazione e salvare il monte Olimpo, dove libera il padre e gli dei e insieme sconfiggono di nuovo di Titani. Non sopportando il dolore per la perdita dell’amata Meg, Ercole si spinge fino al regno dei morti per riportarla sulla terra, sconfiggendo il malvagio Ade.

 

Per tutte le sue imprese riesce a diventare un vero eroe ed ottiene il consenso di poter entrare al monte Olimpo. Ma, sapendo che restando Dio dovrà rinunciare a Meg, Ercole rinuncia al suo posto nell’olimpo per lei. Dopo aver preso questa decisione, lui e Meg si scambiano un lungo e appassionato bacio d’amore.

 

Un cartone con protagonisti gli dei della Grecia

…C’ERA UNA VOLTA…POLLON

“Sulla cima dell’Olimpo c’è una magica città: gli abitanti dell’Olimpo sono le divinità; poi lì c’è una bambina che ancora dea non è, è graziosa e birichina Pollon il suo nome è!”.
Nel lontano 1984 compare per la prima volta sullo schermo italiano questo “mitico” personaggio destinato ad essere accolto a pieno titolo nell'”Olimpo” dei cartoni animati più ricordati degli anni ’80-’90. Pollon è la protagonista di questa simpatica serie ambientata nell’antica Grecia, precisamente sul Monte Olimpo, anche se, come vuole la tradizione, le vicende divine si intrecciano continuamente con gli affari terrestri; la mitologia greca viene riproposta abbastanza fedelmente in questa versione comica ed estremamente caricaturiale: Zeus conserva la sua folta barba e il chiodo fisso delle donne; sposato con Era, un’avvenente bionda con le calze a rete, Zeus viene puntualmente sorpreso durante le sue scappatelle e punito a suon di fulmini dalla moglie.
          
Non mancano all’appello tutti gli altri dei, tra cui Efesto, il dio del fuoco che ha una benda sull’occhio destro, e Artemide, la permalosissima dea della caccia sempre in competizione con Era e Afrodite, la dea della bellezza che passa la maggior parte del tempo a truccarsi davanti allo specchio. Eros, il giovanissimo cupido, dio dell’amore armato di arco e frecce, è talmente brutto e sgraziato da far vergognare perfino sua madre, Afrodite, che lo obbliga a chiamarla “sorella”…
                                    
Il dio del mare, Poseidone, è un uomo gigantesco perennemente scottato che non sa nuotare, Dionisio è pelato con la pancia sempre piena di vino, e la dea della saggezza, Atena, è forse l’unica divinità con un po’ di sale in zucca; tra gli altri ricordiamo Apollo, figlio di Era e Zeus, che trasporta svogliatamente il sole su un carretto trainato da Dosankos, un ronzino (detto tra noi, il sole e il suddetto ronzino, hanno un’espressione davvero poco intelligente…). La nostra dolce Pollon è proprio la figlia prediletta del dio del sole, e attraverso le sue avventure abbiamo la possibilità di rivivere i celebri miti grechi in chiave umoristica; dopo aver stabilito un patto con nonno Zeus, la giovane “apprendista dea” dovrà risolvere i guai degli uomini e degli dei (guai spesso e volentieri causati proprio da Pollon!) per riempire il suo magico salvadanaio: Zeus le donerà una moneta ogni volta che compirà una buona azione.
       
La strada per diventare una vera dea è lunga e intricata, ma dalla sua parte Pollon ha l’aiuto di Eros, il suo inseparabile amico “pennuto” (lui a sua volta la chiama affettuosamente “poppante”), e l’appoggio della Dea delle dee, una sorta di madrina che la salva dalle brutte situazioni e che può essere invocata tramite un fermaglio speciale. L’ultima fatica di Pollon consisterà nel cercare di recuperare tutti i mali usciti dal vaso di Pandora: in quest’occasione la ragazzina scoprirà che la Dea delle dee era nientemeno che la Dea della speranza, che nell’ultimo episodio le cederà il titolo, come segno di riconoscenza per aver imprigionato tutti i mostri nel vaso.
La mitologia diventa una simpatica materia di studio nei pomeriggi della nostra infanzia, e mentre si rideva per le (dis)avventure dei protagonisti, finivamo anche per imparare gli affascinanti miti greci. Davvero un cartone simpatico!